Stufi del cell
Siamo alla fine di un’epoca. Sono passati 18 anni da quando – il 9 gennaio del 2007 – Steve Jobs, CEO dell’Apple, salì su un palco per presentare il primo iPhone. Si trattò di un cellulare a controllo touch screen, un incrocio tra i telefoni portatili di allora e un iPod, capace di riprodurre musica, fare da supporto per videogiochi complessi e a molte altre diavolerie ancora. L’apparecchio definì la forma di quasi tutti i futuri ‘smartphone’, una concezione che fece fuori i vecchi ‘mattoni’ della Nokia e che poi schiacciò i prodotti Ericsson e Motorola.
L’iPhone di Apple ha venduto circa 1,4 milioni di unità nel primo anno di vita, arrivando nel 2021 a 242 milioni di pezzi per poi cominciare a scendere, seppure lentamente. La parola ‘parabola’ è probabilmente troppo forte per descrivere un andamento che – per ora almeno – è sostanzilamente solo un appiattimento. È comunque ormai chiaro che gli anni d’oro della telefonia ‘smart’ stanno finendo.
Infatti, la parte del mercato che pare dimostrare al momento la maggior vitalità è – improvvisamente – quella che appartiene ai cosiddetti ‘dumb phones’, gli apparecchi ’stupidi’ che permettono più o meno di fare e ricevere semplici telefonate e forse di scrivere qualche SMS. Costano poco e fanno il minimo necessario.
Forse l‘indicazione più chiara della tendenza si vede nel successo commerciale di un’applicazione per gli smartphone Apple e Android— ‘Minimalist.app’ — che permette di spegnere una a una, a volontà, le funzioni ‘intelligenti’ degli apparecchi, riducendo le prestazioni a livelli più bassi, iniziando dalla rimozione del colore dallo schermo per passare al bianco e nero, arrivando infine vicino alla ‘stupidità tecnologica’ dei primi cellulari.
Si direbbe che il gusto di essere online e ‘rintracciabili’ 24 ore su 24 stia rapidamente passando. Finalmente, un po’ di pace…
Image Credit: Public Domain
James Hansen per Mercoledì di Rochester
