La dégringolade
Una novità degli ultimi anni è lo sdoganamento di termini e modi di dire ‘sconci’, una volta perlopiù confinati nelle fabbriche e nei cantieri – e ormai comunemente impiegati anche negli uffici, nelle sale di consiglio e, chissà, forse addirittura nei conventi.
L’Italia, relativamente caratterizzata dalla ‘gentilezza’ dei suoi discorsi, non è all’avanguardia in materia. Sono soprattutto i paesi anglosassoni a tracciare questa strada. Nel corso delle ultime elezioni presidenziali negli Usa, Donald Trump e perfino Kamala Harris hanno farcito i propri discorsi – anche formali, dal podio – con “fucking” questo e “fucking” quest’altro. Secondo i professionisti della politica, lo scopo era quello di sembrare più ‘genuini’, più dalla parte della gente…
Comunque sia, non mancano ormai le parolacce nemmeno nel Belpaese. Secondo uno studio fatto partendo da una banca dati sull’uso della lingua italiana – ‘KiParla’, elaborata dalle università di Bologna e di Torino – il più utilizzato dei turpiloqui italiani è sempre, e di gran lunga, l’esclamazione ‘cazzo’. Anche ‘merda’ è in buona crescita, seguita ovviamente da altre parole familiari che però non è il caso di elencare qui – anche perché abbiamo già sfiorito il tema con la nota ‘F-word’ nel settembre del 2023. Tutto questo mentre ‘stronzata’ risulta in forte declino…
Il fenomeno della crescente volgarità sociale è noto e spesso commentato in toni apocalittici: sarebbe un sintomo del collasso della civiltà occidentale. Forse, ma tutte le società passano periodicamente fasi di ‘ilarità’. Poi ce le scordiamo, vergognandocene un po’, e la ruota gira ancora. È il motivo per cui questa nota si intitola con una bella e buffa parola francese – dégringolade – che ha il senso sia di decadenza, sia di un collasso inatteso e spettacolare, ma non necessariamente catastrofico. Viene a volte resa in italiano come ‘capitombolo’. Godiamocela mentre possiamo…
James Hansen per Mercoledì di Rochester
