La civiltà dell'alcol
L’Italia non è un paese astemio: un bicchiere di vino non si nega a nessuno. Tuttavia, in termini relativi, nel Belpaese si consuma poco alcol. Nella graduatoria delle 50 nazioni del mondo che ‘bevono di più’, l’Italia—dove il consumo pro capite annuo è di 7,7 litri equivalenti di alcol puro—si trova al 39° posto, ampiamente preceduta dalla Germania (5° posto) e dalla Francia (10° posto), rispettivamente con consumi pro capite di 13,4 litri e di 12,6 litri. Il 50° ed ultimo posto in classifica spetta invece al più ‘liberale’ dei paesi islamici, gli Emirati Arabi (3,8 litri).
Il consumo ‘ricreativo’ di alcol è sicuramente uno dei più antichi vizi dell’umanità. Le prime indicazioni archeologiche relative alla produzione e al consumo di birra risalgono a circa 13mila anni fa. Sono state trovate nelle caverne di Raqefet, in Israele, dove un’equipe di ricercatori della Stanford University ne ha recentemente scoperto le tracce inconfondibili. L’estrema antichità del ritrovamento—13 millenni per l’appunto—ha permesso agli studiosi di suggerire che la produzione di alcol, che richiede la sistematica coltivazione di grano, obbligò i nostri lontani antenati a raccogliersi per la prima volta in comunità organizzate: cioè, che la stessa civilizzazione potesse essere un sottoprodotto dell’alcol anziché viceversa…
In quei termini è certamente un’ipotesi controversa. Resta il fatto che—in un ‘istante geologico’—i primi uomini si sono trasformati da ‘cacciatori/raccoglitori’ in agricoltori, un cambiamento epocale per l’umanità, la cui risalita s’intreccia con il consumo d’alcol in qualche forma dall’alba dei tempi.
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James Hansen per Mercoledì di Rochester
